Ciao Giulio

Se ne è andato Giulio Scoditti, uno di noi, il papà di Gabriel. Abbiamo vissuto molte esperienze insieme, soprattutto abbiamo fatto cose per offrire ai nostri figli un ambiente stimolante. Nel 2015 Giulio ha realizzato un laboratorio di falegnameria con i bambini del doposcuola a Viverone, ce lo ha anche raccontato e possiamo rileggerlo:

Sono stati momenti produttivi per i bambini della scuola primaria di Viverone; tramite l’associazione Semi di Serra ho avuto la possibilità di organizzare un laboratorio didattico di falegnameria con un gruppo di 15 bambini che mi hanno dato una grande soddisfazione sia dal punto di vista umano che  “tecnico”. Il mio intento, completamente raggiunto, è stato quello di creare tra i bambini una forma di collaborazione per raggiungere un obbiettivo comune, cioè la realizzazione di un loro progetto. Parlo di “progetto” vero e proprio in quanto la prima fase del laboratorio è stata impiegata nella ideazione, da parte dei ragazzi, di un proprio lavoro confrontandosi con i loro compagni di squadra, si è lavorato in squadre di 3 o 4 componenti create dai ragazzi stessi in base alle loro simpatie.

Quindi siamo arrivati allo sviluppo del progetto, cioè fare i disegni, ed anche colorarli. A questo punto cominciavano a chiedermi quando sarebbero arrivati i cacciaviti, anzi “ciaccaviti”, e i seghetti: oggetti acquistati e messi a disposizione dall’associazione stessa.

Inizia il lavoro con il montaggio del bancone sul quale poi svolgere l’attività, una vite a testa e se lo sono montato da loro, l’entusiasmo è alle stelle, tenere quelle piccole mani per aiutarli a stringere le viti per me è stato quasi commovente, ma a parte tutti i sentimentalismi si è montato il tavolo.

Tra chiodi, trafori, colori versati per terra e colla ogni gruppo ha prodotto il proprio lavoro con grande impegno e passione, non ho avuto momenti di conflittualità, anzi direi che c’è stata tra i gruppi una mutua collaborazione nei momenti di maggiore difficoltà,un buon impegno ed estro artistico l’ho riscontrato nelle bambine, mentre i maschi decisamente più tecnici hanno preferito esternare la loro passione per l’edilizia costruendo le loro case dei sogni .

Qualche maschio si è dato all’arte collaborando con le bambine e questo mi ha fatto notare come, anche nel settore artistico, sia innata una differenza nella modalità di rappresentazione: molto terrena, se così si può dire, per i maschi ed altrettanto eterea per le femmine, su questo argomento ci si potrebbe dilungare molto.

Ho proposto un ciclo produttivo reale dall’idea alla realizzazione dell’oggetto in base alle mie esperienze professionali http://rihomesmag.com/?p=31725 e la risposta è stata molto soddisfacente 🙂

Giulio era con noi fin dall’inizio, già alle prime attività fatte insieme nell’oratorio di Roppolo: Primi rudimenti di orticultura novembre 2009

A Gabriel e a Sandrine va il nostro pensiero e un abbraccio infinito.

Giulio lo ricordiamo così con queste parole di Munari che ci sembrano calzanti:

 

Noi viviamo in mezzo alle macchine, esse ci aiutano a fare ogni
cosa, a lavorare e a svagarsi. Ma cosa sappiamo noi dei loro
umori, della loro natura, dei loro difetti animali, se non attraverso
cognizioni tecniche, aride e pedanti?

Le macchine si moltiplicano più rapidamente degli uomini,
quasi come gli insetti più prolifici; già ci costringono
ad occuparci di loro, a perdere molto tempo per le loro cure,
ci hanno viziati, dobbiamo tenerle pulite, dar loro da mangiare
e da riposare, visitarle continuamente, non far loro mai mancar nulla.

Fra pochi anni saremo i loro piccoli schiavi.

Gli artisti sono i soli che possono salvare l’umanità da questo pericolo.

Bruno Munari, 1938

 

 

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